IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON: UN INNO ALLA RICERCA DEI PROPRI LIMITI

Attraverso le 100 pagine del suo libro, Richard Bach ci trasporta all’interno di un mondo nuovo, quello del gabbiano Jonathan Livingston, un gabbiano solitario e fiero. Il personaggio viene tratteggiato con profonde caratteristiche umane. In particolare vengono esaltate le emozioni che egli prova librandosi in volo e le domande che si pone su tutto quello che c’è da sapere su di esso. Domande dallo sfondo esistenziale, paragonabili alle tematiche che da sempre hanno popolato l’animo dell’uomo: “chi siamo nel mondo?” “quali sono le nostre capacità e i nostri limiti come uomini?”.

Ma più di tutto, Il gabbiano Jonathan Livingston, è un inno alla ricerca delle proprie potenzialità. Questo va ben oltre l’immagine manifesta del gabbiano, dando al lettore la possibilità di immedesimarsi nei dubbi, nelle perplessità, nella curiosità e nel coraggio del protagonista. La ricerca dei limiti è collegata alla passione, al desiderio di sapere, di conoscere quanto più possibile su un argomento, al non fermarsi al conosciuto, a quello che basta per vivere, allo sperimentare, sbagliando e riprovando. Ed è questo presupposto di base che permette a Jonathan di superare e di conoscere, poi, i suoi limiti: il cimentarsi nel volo per il piacere stesso di farlo.

Questo intento viene perseguito dal personaggio, anche se vuol dire affrontare la frustrazione, la sofferenza, la solitudine e la critica da parte del suo gruppo. La frase della mamma di Jonathan è particolarmente efficace nel sottolineare il peso che comporta l’esser se stessi, laddove questo implica un distanziarsi dagli altri: “Perché non devi essere un gabbiano come gli altri, Jon? Ci vuole tanto poco!”.

Certo, i fallimenti, e il continuo svilimento da parte degli altri, fra cui i più cari, può portare per alcuni momenti l’individuo a nascondere il suo sé più profondo, più autentico. La conseguenza è un’innalzamento delle difese tese a mostrare agli altri un sé più compiacente (Horney, 1950). E così si sviluppa, pian piano, la struttura nevrotica dell’individuo. La nevrosi permette all’individuo di sopravvivere, di confondersi tra gli altri, nascondendo quelle parti più vere di sé, che per giungere a completa manifestazione devono passare anche per le critiche e per la disapprovazione degli altri.

Così il gabbiano Jonathan, dopo l’ennesimo fallimento, avvenuto dopo la scoperta di un nuovo limite, le “90 miglia orarie”, decide per un attimo di desistere dalla ricerca di cosa si possa imparare dal volo, tornando ad essere un gabbiano come tutti gli altri, volando “a una quota di circa trenta metri”. Ed è un elemento rassicurante questo mettere da parte la propria autenticità, perché ci impedisce di rischiare, e quindi di esporci al fallimento. “Si sentì meglio dopo aver preso quella decisione di comportarsi come un gabbiano qualsiasi. Basta! Non avrebbe dovuto dar più retta a quel demone che l’istigava a imparare cose nuove. Basta d’ora in poi con le sfide, basta con i fallimenti. Ah, era bello smettere di pensare, e volare tranquilli nel buio, verso le luci occhieggianti della costa” (Bach, 1970). 

Ed è proprio a questo punto, nel godere della bellezza di volare nel buio, e di ammirare un paesaggio mai visto prima, che insorge l’angoscia, “ma i gabbiani non volano nel buio! Mai!” sintomo che la vera natura dell’individuo ha infranto quello strato rassicurante della nevrosi. La rassicurazione nevrotica è data dall’autoannullamento dell’individuo e dalla sua conseguente liberazione da ogni responsabilità. E così, la struttura nevrotica lavora rafforzando nuovi dubbi, nuove giustificazioni che proteggono da quell’angoscia di base, nata da una primordiale mancanza di fiducia dell’individuo nelle proprie capacità, alimentata da una ambiente che non ha saputo valorizzarlo (Horney, 1950).

Continuano le voci interne di Jonathan: “gabbiano sei, e da gabbiano vola”, alternate al profondo piacere dato dal guardare “la luna col suo strascico d’argento” nella notte. L’individuo si trova attanagliato all’interno del conflitto fra il voler essere se stesso e la paura di esserlo. E d’un tratto proprio la consapevolezza dei limiti porta Jonathan ad apprendere qualcosa di nuovo: “se eri nato anche tu per volare di notte…avresti l’ala corta del falcone! […]. Quello che occorre è solo un’ala corta: e, allora, basterà che io tenga raccolte le mie ali, che le tenga ritirate, quasi del tutto, e che ne adopri soltanto le estremità. Ali corte!” (Bach, 1970). Jonathan risolve così, in modo brillante, il suo conflitto, fidandosi delle sue intrinseche potenzialità e ascoltando la parte più autentica del suo Sè. 

Quindi alla base della ricerca dei limiti, del volere apprendere quanto più su un qualcosa che ci appassiona c’è un ulteriore elemento: la creatività. Jonathan infatti, non si fermerà mai nell’apprendere nuove cose, o almeno si fermerà solo molto più avanti, quando sarà veramente giunto ad una piena consapevolezza di sé, sicuro di non potere più apprendere oltre.

Oltre alla creatività, tuttavia, l’elemento centrale della ricerca dei propri limiti è la conoscenza di se stessi, della nostra autenticità come elemento unico e irriproducibile. 
Verso la fine del libro, quando Jonathan diventa l’insegnante di un gruppetto di gabbiani, è felice nel vedere che ognuno si sia specializzato in un particolare tipo di volo, secondo la sua particolare disposizione. “E sempre Jonathan era là a fianco dei suoi discepoli”. Quest’ultimo aspetto dello stare a fianco, mi fa pensare alla funzione terapeutica di Jonathan per i suoi discepoli, che si articola in un credere nelle loro potenzialità, e nel ricreare per loro un ambiente consono ad una crescita (Morrone, 2012), un ambiente che permetta all’individuo di diventare finalmente se stesso.

Bibliografia

  • Bach, R. (1970). Il gabbiano Jonathan Livingston. Biblioteca Universale Rizzoli, 2005.
  • Horney, K. (1950). Nevrosi e sviluppo della personalità. La lotta per l’autorealizzazione. Casa
    Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, 1981.
  • Morrone, V. A. (2012). Il processo terapeutico. Teoria della tecnica applicata all’individuo e al gruppo. Collana (Bi)sogno di psicoterapia. Alpes Italia srl. I edizione.